i racconti di HEPAR SULFUR
Heidi
Torna indietro


C’era una volta una bella bambina che aveva due occhioni blu, due treccioline bionde ed un graziosissimo nasino all’insù. Si chiamava Heidi e viveva in un piccolo ma caratteristico paesello della Barbagio: Abbasanto. Si, perchè non è vero che Heidi viveva nelle verdi e fresche montagne svizzere: in Svizzera ci si recava, è vero, col nonnino, ma per le “vacanze”, più volte l’anno, per “recapitare” i “ regalini” agli “amici” del nonno, depositati direttamente in strane case dette “Banche”. Se vogliamo dirla tutta, Heidi non era neppure una cara e dolce bambina, generosa e ingenuotta, anzi. Quando andò a vivere col nonno ad Abbasanto, fu perchè l’assistente sociale non aveva avuto altra scelta: a sei anni Heidi era già schedata dai servizi segreti di mezzo mondo. Non solo. Rimasta orfana ancora in fasce (questo è vero) venne affidata alle premurose cure delle suore di un orfanotrofio che dopo appena sei mesi furono costrette ad “ affidarla” al Carcere Minorile della città per misteriose circostanze, si parlò allora di un losco giro di prostituzione infantile minorile suorile. Scontati sette mesi di Riformatorio dei Poppanti di Secondo Grado Heidi girovagò per la città senza una meta precisa e convivette prima con dei profughi alieni ( Marte probabilmente) alla stazione poi si unì ad un grupo circense. Finchè le assistenti sociali non la ritrovano, quando aveva cinque anni, al confine tra Colombia e USA ( se è vero che confinano!) con un pacco pieno di cocaina pura e narco dollari nello zainetto rosa. Così per circa un anno Heidi finalmente grazie alle pie e ottimiste assistenti soiali ebbe una vera famiglia. Cioè ventisei famiglie diverse. Infatti tempo 48 ore le suddette famiglie la riconsegnavano indietro. Così a 6 anni ( e non a 8) Heidi venne affidata alle cure dell’unico familiare ancora vivente: il nonno Aldo. Sorge ora una spontanea una domanda: perchè solo a sei anni e non prima? D’obbligo una precisazione. Heidi era rimasta orfana in strane circostanze: infatti i genitori, Ellen e John, si trovavano in vacanza con la piccola neonata dal nonno quando un giorno ( di nebbia) scomparvero nel nulla (cioè nella nebbia). Per mesi le forze dell’ordine li avevano cercati. Inutilmente. Poi, la tragedia: resti umani vennero a galla dal pozzo del cortile della casa del nonno ( 4 dita del piede destro, una mano, 3 costole di lei; 2 peli di naso, 1 occhio e 1 scapola di lui). Si parlò di figlio-nuoricidio ( vendetta), ma viste le conoscenze di nonno Aldo, tutto venne messo a tacere. La piccola finì in colleggio ed il resto è storia. Nonno Aldo infatti non ebbe il coraggio e le forze di crescere l’amata nipotina. Pianse a lungo e si ritirò nella sua casa poco fuori il paese, come un eremita. Per il dolore certo. Ma non solo. Nonno Aldo aveva un’età ed un passato a dir poco oscuro. Pluridecorato in entrambi i conflitti mondiali ( si diceva avesse convinto lui il Duce a fare la guerra con il mondo alleandosi con la Germania – voci non confermate), nell’immediato secondo dopoguerra veniva chiamato il “Trasformista”: infatti ad ogni appuntamento elettorale saltava fuori il suo nome e si conta che fu capolista in almeno cinque dei maggiori partiti politici italiani. Negli anni ’70 l’oscuramento. Si pensò addirittura che fosse morto. Poi sempre più insistentemente si era parlato di lui per il caso Moro, quindi per Ustica, senza mai specificare ne capire chiaramente in quale veste e con quali poteri e ruoli fosse stato coinvolto. Molti, infami, lo vollero coinvolto nella strage di P.zza Fontana, altri lo esclusero ma giurarono per quella del Rapido 704. Nulla di certo. E sopratutto niente prove. Poi negli anni ’80 la svolta: dopo la perdita del figlio si dedicò presso Abbasanto ad un allevamento di pesciolini rossi.
Quando Heidi giunse in paese, sembrò quasi che, vuoi per l’affetto del nonno, vuoi per chissà quale sinistra conversione, la bambina cambiò: era gentile, educata, premurosa con tutti. Aiutava il nonno nelle faccende domenstiche, lo seguiva nel laghetto artificiale gonfiabile comprato all’IKEA dove crescevano e si moltiplicavano i pesciolini rossi. Aveva persino ripreso a dandare a scuola. Ogni giorno poi, faceva la spesa (cioè: tornava a casa con la spesa) per zia Carmen, una simpatica vecchietta nonna di quello che è definito per antonomasia il migliore amico di Heidi: Peter. Falso. Non è vero. Peter è, come dire, una comparsa. Infatti annegò nel fiume che attraversava il paesello, il Nilos. Si suppone, perchè il suo corpicino esile non venne mai ritrovato. Degno di nota il fatto che Heidi lo trovasse insopportabile...La mamma di Peter per la disperazione partì con la vecchia nonna Carmen per l’Australia dove pare abbia fatto fortuna con le telepromozioni di gioielli. Al call center proprio nonna Carmen... Quindi non è vero che Heidi sentì la loro mancanza quando partì dal paese....ma non anticipiamo....Diciamo che i primi due anni orientativamente nulla lasciava presagire niente.
Un bel giorno però una lontana cugina della mamma di Heidi, Dete, si presentò al nonno dicendo di aver bisogno della bimba per una buona causa. Infatti Dete, volontaria della Associazioni Buoni Volontari era stata rapita dalla storia di una infelice e ricca bambina, la dolce Klara Sesemann, inferma dalla nascita che avrebbe pagato oro per avere una simpatica amica campagnola e genuina. Così Dete aveva deciso di cogliere l’occasione al volo proponendo l’affare al nonno. Dopo lunghi batibechi e sentita anche la diretta interessata, si decise che: della ricompensa per aver trovato la rosea paesana Dete avrebbe versato più della metà a nonno e nipotina. Non solo. Ci si mise anche d’accordo per estorcere altro denaro ai Sesemann: Dete si sarebbe fatta assumere come ragazza alla pari nella sontuosa dimora, avrebbe poi sedotto il padre di Klara (vedovo); Heidi, conquistata la fiducia di Klara l’avrebbe poi uccisa per togliersi subito il pensiero dell’erede pericolosa in caso di matrimonio tra Dete ed il signor Sesemann; poi ucciso anche quest’ultimo ( incidente/immediato o veleno/lentamente, si discusse a lungo) Dete avrebbe finalmente potuto coronare il suo sogno di sposare nonno Aldo (!!!) che invero non le era parente per niente. Il nonno dal canto suo avrebbe solo dovuto sedurre la nonna di Klara, e ovviamente poi sbarazzarsene in fretta e godersi il suo patrimonio. Progetto certo ambizioso ma semplice. Prima di partire, il nonno consegnò alla nipotina un graziosissimo pesciolino rosso, dono per la piccola Klara. E’ d’obbligo precisare chi fosse e che cosa dovesse fare realmente questo pesciolino rosso tanto carino da vedersi. Rosso qualunque, pacifico all’apparenza. In verità cattivissimo. Si chiamava Carlo Romeo Tulli, in arte Big-Bang. Si, perchè i pesciolini rossi addestrati dal nonno erano in verità delle spie, agenti segreti che poi venivano venduti ai servizi segreti di tutto il mondo. Statali, parastatali, deviati e non , tutti, dalla C.I.A. el K.G.B. si rifornivano da nonno Aldo. Ora: che cosa Big-Bang dovesse fare a casa Sesemann è presto detto: origliare. Tenere i contatti tra il nonno e Heidi, riferire loro ogni parola proferita tra le mura del lussuoso attico Sesemann. Diciamo che Big- Bang aveva accettato solo per la difficile congiuntura economica internazionale sfavorevole. Infatti un incarico tanto banale per quelli come lui era quasi un’offesa. Ai tempi della guerra fredda neppure a parlarne...visto che era stato addrestrato a parlare ( 6 lingue) volare (anche con decollo verticale) cantare (the Voice, per gli amici) respirare fuori dall’acqua e mille e una altre meraviglie! Riusciva poi a trasformarsi in 10mila altre specie pescische, compresa la balena. Asso nella manica: la licenza di uccidere.
Quando Heidi arrivò in città a casa Sesemann fu data una grande festa di benvenuto. La bambina si rese conto che la vita tra quelle mura non sarebbe certo stata facile. Tutti infatti erano tanto, troppo gentili con lei. E se c’era una cosa che Heidi odiava, perdinci, era la gentilezza. Meno che mai la felicità stampata nelle facce da pirla di quelle persone. La signorina Rottermeyer, a dispetto di quello che si dice, era bella, dolce, affabile e fissata con i prodotti biologici. Klara idem. La servitù pure. Dete dovette abbandonare l’idea di sedurre il padre di Klara in quanto quest’ultimo conduceva na doppia vita a Barcellona con un noto e stimato torero. Heidi si diede allora da fare per liberarsi di klara. Non la sopportava e meno che mai sopportava l’odioso gatto di lei, Puffy, bianco, candido e sornione caso di soriano peloso e in piena forma. Non sembrò più così facile sbarazzarsi di Klara: infatti benchè inferma aveva imparato ad essere estremamente agile e autosufficiente. Heidi tentò di annegarla sia nella vasca del bagno che in piscina: ma Klara aveva giustappunto vinto più di una gara di nuoto alle paraolimpiadi. La spinse allora dalle scale: niente: Klara era una provetta ginnasta e aveva due braccia da fa invidia a qualsiasi scaricatore di porto. Tentò di soffocarla nel sonno con un cuscino: invano, perchè una grave forma d’asma aveva abiutato Klaretta ad apnee notturne anche improvvise e prolungate...Ora poi Heidi non poteva neppure più contare sull’aiuto di Dete, fuggita in Venezuela con l’anziano medico personale di nonna Sesemann, nè su Big- Bang, che in un momento di distrazione si era fatto acciuffare in un sol boccone da Puffy, che ancora si leccava i baffi. Decise così di proporre una gita con tutta la famiglia Sesemann al paese del vecchio e caro nonnino Aldo. Così un bel mattino di primavera si recarono tutti felici e contenti alla stazione ferroviaria per raggiungere il paese e godersi il panorama della campagna che si desta dal sonno dell’inverno dai romantici finestrini del trenino...proposta della frizzante Heidi...Ma 15 minuti dopo la partenza il treno saltò in aria senza lasciare tracce o testimoni. Si pensò subito alla pista dei cinghiali sardi, da sempre interessati a controllare quelle vie...C’è chi giura di aver visto la piccola Heidi saltellare e saltar giù dal treno con lo scalpo di Klara in mano appena un attimo prima della deflagrazione.
Il nonno dal canto suo, distrutto dal dolore, ha poi scritto un best-seller sull’allevamento dei pesciolini rossi.