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Parte 4

WOLTER NON RIUSCI' A CORRUGARE LA FRONTE.
29/06/01

Dopo essere svenuto per sette volte consecutive, riacquistati conoscenza, e la mia conoscenza riacquistò conoscenza, e così via all’infinito. Ero ancora un po’ frastornato, captavo la voce di Scarpa, che m’invogliava a bere un bel bicchiere d’acqua. Mentre, Tim la colomba obesa mi schiaffeggiava vigorosamente con l’intento di farmi rivenire, Gianni il gabbiano assisteva ammutolito alla scena. Mi misero sul canapè del mio stesso ufficio, e mi guardavano come due idioti. Io riuscivo a vedere le loro espressioni davanti al mio viso, tutto era sfocato, la mia vista non era ancora tornata del tutto. Mi parlavano talmente da vicino, che riuscivo a sentire i loro aliti. Finalmente rivenni, mi alzai, mi recai senza dire una parola in bagno e mi sciacquai la faccia con del collutorio. Scarpa e Gianni, non dissero niente. Il silenzio era rotto soltanto dal ventilatore sospeso al soffitto che si muoveva con moto circolare ad una velocità pigra e macchinosa. Quell’aeratore era l’unica cosa di piacevole presente in quella stanza, tutto l’altro poteva sparire. Volevo stare solo con il mio ventilatore, in una stanza vuota, disteso per terra con la brezza artificiale creata da quell’oggetto. Il refrigerio compiuto da quel continuo roteare, mi fece trascurare per un attimo tutto. Il sollievo mi portò distante, mi fece librare raso sul cammino del mare, con i delfini che nuotando armoniosamente mi sprizzavano acqua fresca. Il mio corpo percepiva un forte senso d’equilibrio. Il caldo torrido delle 16:00, era placato da un solo movimento circolare che andava a tempo con il mio respiro. Mi posi proprio sotto l’elica, così potei cogliere gli spostamenti dell’aria. Ero proprio nel centro del vortice, e riuscivo a percepirlo. In quell’istante sarei voluto diventare un ciuffo di cotone, per scappare da ogni vocabolo che i miei colleghi stavano per emettere. In effetti, avevo il terrore che qualcuno dei due aprisse bocca. Furono i trenta secondi più belli della mia vita. Non ero mai stato bene con me stesso, sino a quel momento. Un dispositivo che prima consideravo quasi inservibile, mi fece scoprire invece d’essere molto valevole ed indispensabile. Tutta la quiete forgiata attorno alla mia persona, fu scissa a questo punto inevitabile domanda:
- come stai, hai ripreso conoscenza? Ti senti bene amico? - disse Scarpa
- hai bisogno di qualche cosa in particolare? Che ne so: dell’acqua, un asciugamano fresco, l’inserto di famiglia cristiana? - aggiunse Gianni svenendo.
- no và bene così, grazie. Quindi, volete farmi credere che quella lettera è realmente scritta da mio padre? Cavoli, sono davvero io quella persona immortalata in quella foto -
- Si Fausto, è tutto vero io sapevo tutto. Già da parecchi anni. Attendevo questo giorno, per farti conoscere tutti i fatti. Temevo una tua reazione negativa. Ma devo ammettere che, ti stai comportando da vero agente degno del distintivo che porti addosso -.
- Senti Scarpa, voglio solo capire, perché non me lo hai detto prima, e come diavolo ha fatto quella lettera ad arrivare sino alle vostre mani, dal 1975? -
- Ascoltami, stai attento: tuo padre come già ti abbiamo detto, ha scoperto il criterio per lo spostamento temporale. Il compimento della sua ricerca è stato reso possibile, grazie a dei finanziamenti privati, queste sovvenzioni partivano per il 95% da grossi enti che appoggiarono segretamente la ricerca. All’inizio il progetto era colossale e tortuoso, gli studiosi che curavano le ricerche erano trentadue. Molti abbandonarono le analisi dopo pochi mesi, altri invece dopo alcuni anni d’osservazioni si accorsero che l’idea non poteva andare avanti, ritenevano fosse un tunnel infinito senza nessun’uscita. Soltanto in due restarono, convinti che presto avrebbero trovato la soluzione. Infatti, alla fine di mille peripezie ebbero successo -
- Hai detto che restarono in due i ricercatori, mio padre è uno, chi era l’altro ricercatore? - dissi balbettando.
- Hai ragione, la benemerenza, infatti, non è tutta di tuo padre, perché al suo fianco c’era Piero Angela. Personaggio di cultura, che sicuramente conosci e che senza dubbio avrai visto nel piccolo schermo, grazie ai suoi documentari scientifici tipo: superquark, quark, le avventure di pinocchio, e Tutti addosso all’infermiera-.
Ero veramente sorpreso! Piero Angela, a fianco di mio padre. La mia mente era confusa, come un piatto di sottaceti al cenone di Natale. Tanti elementi uno dopo l’altro, molti primi piatti, difformi novità tutte all’improvviso. Sino ad una settimana fa, la mia vita era normale, ora invece, tutto era stato sconvolto. Scoprii che mio padre e Piero Angela furono grandi amici in passato. Viaggiarono molto assieme, erano culo e camicia, era una coppia molto affiatata la loro. Cercarono di unirsi in matrimonio nel 1961, ma mio padre conobbe poco prima la mia mamma, e sposò lei. Piero ci rimase molto male, a tal punto che tentò il suicidio notevoli volte, ma fu sempre salvato, dal figlio Alberto Angela, venuto dal futuro grazie "all’invenzione". Alberto Angela, non fece mai vedere il viso al suo paparino, per paura di certe conseguenze temporali.
Alberto, apprese tutte le date dei provati suicidi del padre, grazie ai contatti tra l’FBI di Mamoiada e la famiglia Angela. Vi dicevo prima che Alberto non mostrava mai la sua vera identità al padre, infatti, adoperava la metodica del camuffamento, compiva i suoi spostamenti temporali, trasformato in Alessandro Cecchi Paone. Questo spiega molte cose:
1. Alberto Angela, non solo ha un contratto a tempo indeterminato con la RAI (radiotelevisione italiana).
2. Ma, durante i ritagli di tempo, conduce "La macchina del tempo" su Rete Quattro. (chiaro il riferimento, con programma condotto).
3. Naturalmente con un’altra identità, con le vesti di Alessandro Cecchi Paone.
4. Dunque, questo dimostra che Cecchi Paone, è un personaggio che non esiste, è soltanto un camuffamento di Alberto Angela per riuscire ad avere due stipendi e consecutivamente a lavorare per il piccolo schermo.
5. Sagace, vero?
Se volete scodellare in anteprima questa notizia, partecipate ad un programma di Cecchi Paone, e levate in diretta, la maschera di gommapiuma, al malcapitato. Avrete un successo indiscusso. E tutti gli ospiti, i milioni d’italiani che staranno seguendo il programma in diretta, vedranno la faccia di Alberto tutto spettinato e sudato, potete stare lì ad osservare le loro reazioni incredule.
Malgrado tutti questi colpi di scena, le nozioni si stavano pian piano ordinando. Il quadro si stava completando, il puzzle si componeva, il cerchio si chiudeva. Scarpa mi spiegò che la lettera era custodita negli archivi dell’Fbi dal giorno dopo della stesura, giorno della morte del mio caro. Con la raccomandazione particolare di mio padre, che dettò precise indicazioni. Il dottor Mengacci, effettuò un viaggio nel tempo, dagli anni ‘70 ai giorni nostri, per puro desiderio di conoscere nozioni dal futuro. Non immaginava che avrebbe appreso così il giorno della sua morte prematura.
E scoprì anche che Gianfranco Agus, avrebbe cercato di impossessarsi della sua invenzione. Durante il suo viaggio nel tempo che durò dal 20 di questo mese sino a domani giorno della sua partenza per gli anni settanta. Mio padre scoprì che io sarei diventato un agente dell’ Fbi, e così una volta ritornato nella Mamoiada degli anni ’70, scrisse queste due lettere, le consegnò segretamente al distretto, e caso del destino il giorno dopo la consegna, morì misteriosamente. Il destinatario delle buste ero io, in particolare della seconda busta. Nella famosa lettera numero due, c’erano tutti i particolari che vi sto narrando ora, in aggiunta, spiegava che: Gianfranco Agus e il clan degli stolti sequestrarono Rachele soltanto per borseggiare tonnellate di naselli al noto industriale padre della mia amata. E che presto ci sarebbe giunta la sua proposta per negoziare.
Corrugai la fronte, Scarpa fece lo stesso. Gianni riprese conoscenza e..... corrugò la fronte.
Tutti corrugammo la fronte, la segretaria aprì la porta attirò l’attenzione verso di lei con uno starnuto e, corrugò la fronte. Tutti nel distretto corrugarono la fronte, uno dopo l’altro. Jack, Smith, Jhon, Smiltz, Ector, Shamanta, Gavino, Shara, Debora con l’H, Debora senza l’H, Erick, Sam, Paul, un detenuto, Peter, Jack, lo spazzino, Steven, Roger.
Tutti ebbero esito nel corrugare la fronte, tranne il sergente Wolter, quel poveruomo la fronte non c’è l’aveva.


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