Il secondo giorno senza Rachele cominciò, male, lo compresi quando, sceso dal letto infilai i piedi sulla griglia elettrica unta, che il mio amico Prot pose a fianco al letto, per allestirmi la colazione.
- Dannazione Prot, questa è una bistecchiera - gli urlai selvaggiamente in Slavo.
- Lo so Fausto, lo so - disse lui leccandosi l’alluce
- Allora perché la metti a fianco al mio letto e proprio mentre fuori piove? -
- non afferro amico, perché te la prendi così? È solo una bistecca di bovino giovane -
- Forse non mi sono spiegato, la braciola è, rovinosa per il mio fegato e tu lo sai -
- no, io non pensavo di... - indugiò un attimo - ...non pensavo di offenderti, e tanto meno di innervosirti -
- Tu sapevi che odio le costate di manzo, e sapevi anche che potrei morire degustando quell’ottimo cibo, e poi dov’è il vino per accompagnare il pasto? -
- Ma io volevo solo riservarti un ottimo risveglio - disse Prot sfilandosi gli slip
- No, tu volevi uccidermi, questo è un ottimo contesto, l’alibi è perfetto, hai pensato a tutti i particolari, bastardo. Ma non hai fatto i conti con me Fausto, fanculo muori. -
Tirai fuori la mia pistola e gli sparai il deretano, senza pensarci due volte, morì sul colpo il traditore.
Ingannato dal mio migliore amico, e proprio nel momento del bisogno. Eppure mi fidavo ciecamente di lui.
Mi tolsi il pigiama ed entrai in doccia, mi lavai tutto il sangue che mi schizzò addosso, poi mi tolsi la doccia e mi misi
il pigiama. Dovevo sbarazzarmi del cadavere ormai decomposto di Prot. Decisi di farlo a pezzettini da mezzo chilo l’uno,
lo disossai come si fa con i prosciutti, gli misi anche qualche aroma per renderlo più succulento, e lo diedi in pasto al
mio squalo che tenevo nell’acquario nel salottino di due metri quadri. Fatto ciò decisi di togliermi il pigiama e di farmi
la doccia, ma giacché l’avevo già fatta lasciai stare.
Mi organizzai per andare in ufficio, al dipartimento del FBI di Mamoiada, che distava solo tre isolati da casa.
Il mio tempo stava scadendo, ogni minuto in più che passavo a casa, poteva essere fatale per la mia Rachele.
Stavo studiando bene i miei indizi e attendevo nuove comunicazioni. Per ora sapevo solo che sarei stato l’infiltrato al
mio distretto, e sapevo anche che sarebbe arrivato del materiale che poi, sarebbe interessato al disonesto rapitore di mia
moglie. Tutto ciò non aveva alcun senso, soprattutto perché mentre pensavo a voce alta, disputavo un incontro di
lotta greco-romana col pigiama Rosa (Rosa era il nome). Entrai in macchina ingranai la prima e alzando un grosso
polverone m’indirizzai a Mamoiada. Dopo tre chilometri di strada incrociai un autostoppista, misi freccia e gli diedi un
passaggio.
- Ciao amico sono Fausto, dove ti dirigi di bello? - gli domandai, porgendogli la mano
- Vado a Mamoiada a trovare mia madre che sta male - mi rispose afflitto lui
- Oh, mi dispiace, e posso chiederti come mai sta male? - risposi, ruttando.
- Certo! - disse movendo il capo
- Come mai sta male? -
- Bhe, nulla di preoccupante gli ho solo sparato un fucilata il pieno petto - ribadì rilassato il ragazzo
azzannando un Trancino mulino bianco.
- Oh, mio dio, che storia triste! Ma perché lo hai fatto? -
- Ho sparato perché lei kjfcodih jfojd fjpdfjbv idfpgoidfpqog -
- Cosa? Scusa non ho afferrato bene, puoi scandire le parole? -
- Ho sparato perché lei kjfcodih jfojd fjpdfjbv idfpgoidfpqog -
- Davvero? Bhe allora penso che tu abbia ragione, come ha potuto? E poi lei: tua madre! Povero ragazzo come
mi dispiace. E, cosa porti in quello zaino amico? Sembra pesante -
- Oh, niente ho solo qualche chilo di coca, pura, io odio la roba scadente - disse
- Ragazzo, mi deludi come puoi andare in giro, con certa roba, e non portarti un’arma per sicurezza? Non si sa
mai, ecco prendi questa. Non preoccuparti ha il numero limato -
- No amico io non uso armi preferisco uccidere a mani nude -
- Beh allora fai un po’ come cazzo vuoi brutto figlio di Puttana -
- Grazie - disse lui, sfogliando una rivista di Taglio e cucito.
- Beh, ragazzo io ti ho detto il mio nome però tu non mi hai detto il tuo! -
- Lo so ma non te l’ ho detto il mio nome perché tu non me lo hai chiesto, e poi mi vergogno ho proprio un nome
del cazzo io, tutti mi prendono in giro. -
- Ma no cosa dici, tutti i nomi sono belli, mio zio Scaffale diceva sempre che ogni nome ha una storia dietro e
magari anche il tuo nome, ha una bella storia da raccontare -
- Lo so ma il mio fa proprio pena - disse il ragazzo, mordendosi la lingua
- Basta hai rotto le palle stronzo, dimmi come merda ti chiami - gli dissi con calma, tipo quando si prende a
sberle una colomba obesa cosparsa di salsa tonnata.
- O.k. te lo dirò mi chiamo Culo Arrossato, e il bello è che Arrossato non è il nome -
- Fanculo - dissi io aprendo la portiera dell’auto, dando un calcione a Culo Arrossato, e scaraventandolo in un dirupo.
Il povero Culo sarebbe morto sedici ore più tardi in ospedale, dopo delle sofferenze al limite del sopportabile.
Ma guardiamo il lato positivo: almeno non lo prenderanno più in giro per il suo sporco nome da Bastardo.
Ero arrivato al distretto e tutti mi guardavano strano come se sapessero già tutto, in realtà nessuno sapeva del
rapimento di Rachele, tranne io, i rapitori, Prot che ora è morto, e tu caro lettore. Ora le cose sono due:
1) O i miei colleghi sono i rapitori ( da escludere )
2) O, tu lettore stronzone hai fatto la spia.
3) Oppure, Paolo Limiti è gay.
Al mio ingresso in centrale tutti mi fissavano, come si fissa un calendario di Michele Cucuzza, mi scrutavano per
filo e per segno, mi esaminavano mi osservavano. Io stavo per mettermi ad urlare, quando il mio capo Scarpa mi disse:
- complimenti Fausto oggi stai benissimo in tu-tù -
merda, ero andato a lavoro con il tu-tù che mia figlia usa per le lezioni di danza quasi classica.
(Lo so non ho una figlia, ora. Ma se qualche casa editrice farà pubblicare questo giallo, magari Tore farà $ $, scriverà un
seguito di questo racconto dove io avrò dei bambini......ecc.).
Finalmente ero nel mio ufficio, mi tolsi subito il tu-tù, e le scarpette di danza, e mi infilai le pantofole e il
grembiulino da scolaretto depresso, accesi il computer, che si bloccò!
- cazzo - disse il cestino della carta straccia
- cazzo - dissi anche io.
Dopo aver fatto uno scan-disk, cominciai subito a cercare informazioni sul rapitore Gianfranco Agus. Dalla foto capii
subito che si trattava di una persona, senza pietà e priva di scrupoli, che presto doveva marcire dietro una cella.
I suoi occhi mi facevano venire i brividi, il suo sguardo comunicava paura e terrore....
WANTED

$ 100.00.000.000.000 $
Proprio una faccia insolita, uno così non ti capita spesso di incontrarlo.
Eppure io avevo già visto quel brutto muso. In ogni modo, la sua pedina fenale, non era delle migliori:
* arrestato per furto con scasso nel 14 a.c.
* processato, e assolto nel 1050 per crimini contro la chiesa.
* condannato al rogo nel 1085 per stregoneria, poi fuggito grazie a se stesso.
* Rapina a mano armata nel 1975, in un supermercato a Bonn.
* Mano armata in un Bonn 1975 a Supermercato nel rapina.
* Condannato all’ergastolo nel dic. del 1980, per l’assassinio di Piero Pinna, (chi?).
* Denuncia a piede libero per aver mostrato i genitali ad una donna di 67 anni, in piazza di Spagna. La cosa grave è che
i genitali erano più di sette. E non suoi.
* Evasione dal carcere di Massima sicurezza di Gotam City.
E ora melo ritrovavo in mezzo ai piedi, con la mia amata tra le sue mani. Volevo avvertire i miei colleghi, ma quando
mi alzai per farlo, entrò Scarpa, il mio capo, dicendomi che dovevo occuparmi di un nuovo caso.
Sarebbe giunto qualcosa di estremamente importante tra circa un mese, il 20/07/03, non aggiunse altro e lanciò nella
mia scrivania un grosso fascicolo di documenti riguardanti il caso. Disse anche:
- ti occuperai tu di questo caso, e con te ci sarà anche l’agente scelto che arriverà tra circa tre ore,
spero che voi andiate d’amore e d’accordo. Si chiama Thomas Culo Elvio Paolo Virdis Mauro Ettore Nicola Ivan III il terribile,
ma lui si fa chiamare Gianni il gabbiano. Mi raccomando Fausto, mi fido ciecamente di te, e attento questo è un caso
importante, c’è un’affare pesante in arrivo in questa maledetta città corrotta. Stai pronto, è roba che scotta, ne va
del tuo futuro, o meglio: del tuo passato.-
Il capo fu poco chiaro, chiuse la porta e se ne andò eseguendo un passo di danza etnica Finlandese, e per chiudere
in bellezza un quadruplo salto mortale con avvitamento agli anelli, doppio carpiato, capriola sulla verticale e giro
della morte. Allora partì un’ovazione e una raffica d’applausi da parte di tutto il distretto.
Peccato che andò a schiantarsi rovinosamente proprio nel tavolino dove si svolgeva il torneo mondiale di:
"Castelli con le carte".
Ma torniamo a noi, non perdiamo il filo, capii subito che si trattava dello stesso caso a cui si riferiva il rapitore
Gianfranco Agus, stavo per scoprire perché la mia cara e amata Rachele, venne rapita da quei malviventi.
Mi girai, e l’orologio a pendolo che posizionai dietro la mia scrivania, segnava mezzo giorno iniziò a suonare,
così come suona ad ogni ora, con quel fragore insopportabile, ero sicuro che non avrei resistito ancora per molto,
con quell’orologio alle mie spalle. Mi piaceva tanto, era alto circa un metro e mezzo, in legno pregiato, scolpito con
varie immagini che rappresentavano scene di vita religiosa. Appariva quasi nuovo, ero attaccato a quell’oggetto, anche se
creava gran rumore ogni sessanta minuti. Aveva un largo valore economico, stimato attorno ai quattro mila euro.
Mi fu donato da un monaco Tibetano come segno di gratitudine per avergli sturato il lavandino, durante un mio viaggio in
Tibet. Cominciavo ad avere un po’ di fame.
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