Torna indietro
Torna al Capitolo 7


Capitolo 8

- Incredibile, nonostante le prove schiaccianti, il buco dell'ozono continua ad allargarsi. - Disse il commissario percorrendo a piedi il lungomare di Poncelet Bay.
- Cazzarola! - Si rispose da solo.
Niente da fare, Danny Emulsio era una falsa pista. Il boss aveva un alibi perfetto. Un canguro della sua tenuta aveva testimoniato in suo favore:
- Signor Manicotti, lei ritiene che l'imputato Emulsio, il 15 agosto del corrente mese, stesse facendo il bagno in sua compagnia...
- Si, noi canguri amiamo scodinzolare inalando cationi e anche il boss Emulsio ama questa stravagante usanza.
Il pubblico ministero parve scosso, smunto, salato:
- E' sicuro di ciò che afferma? Le ricordo che lei è sotto giuramento.
- Non amo mentire, non avrei alcun motivo per difendere il mio vicino di casa. L'unica cosa certa è che quel giorno, egli era in mia compagnia. - Sorrise il canguro masticando tabacco.
- Caro Manicotti, se è questa la verità io mi ritiro per deliberare...- Assentì l'avvocato.
- No! IO mi ritiro per deliberare! - Disse il giudice, visibilmente irritato. - ...E lasci stare il mio martello!!!
Una prova schiacciante.
La testimonianza del canguro era come una mano di antiruggine nelle mutande del boss.
Il commissario, in preda al panico decise di salire in macchina e sfrecciare impennando verso casa. Quattro passi dal parcheggio all'auto, un tonfo sordo, un fitto dolore alla nuca e poi più niente. Buio.
Qualcuno lo aveva legato, bendato, lucidato, verniciato e buttato nel cofano di una vettura. La macchina procedeva calma a marcia indietro, distruggendo idranti stradali e buttando giù bancarelle di torrone dolce.
Salieri era in trappola, doveva fuggire, altrimenti quel bagagliaio buio sarebbe diventato la sua tomba, si accorse che non era solo... aprì una porta in mogano blu e trovò un elettricista intento a sistemare un coyote di marmellata.
- Salve! - Disse l'elettricista piantandosi un cacciavite in una coscia.
- Salve a lei... pensa che ci sia un modo di aprire questo bagagliaio? - Chiese il commissario indicando un bidone di succo di frutta al lampone.
- Dovrei avere qualcosa per lei... - Disse l'elettricista in playback.
Il commissario riuscì, grazie a un calzascarpe e una lampadina da 100 W a forzare il cofano della Rolls Rover che lo stava portando verso la sua fine. Con un balzo felino rotolò lungo l'asfalto bagnato, perdendo i sensi e un paio di vertebre.
La strada era buia, scura, nera. Ed erano solo le nove del mattino.
Un gatto morto, rovistava in un bidone della spazzatura, gli spazzini spazzavano gli spazi e spezzavano la spazzatura spaziosa.
Una colonia di formiche trasportava la carcassa di uno gnu nella tana, un pescivendolo bagnava la strada con attenzione e con una pompa.
Un viados vestito da viados rientrava a casa dopo una nottataccia passata a parlare del più e del meno con un pescatore... per ore ed ore.
Un coyote rantolava dopo essere stato sparato in bocca da un carro armato dell'esercito cubano.
Com'è bella la mattina in città!
Chi poteva aver tentato rapirlo? Per fortuna in un attimo di lucidità era riuscito a memorizzare il numero di targa dell'automobile incriminata:
07 GRANDE PIZZA LBZ4
Un gioco da ragazzi rintracciare il padrone dell'auto.
E poi, tra l'altro, aveva appena parcheggiato.
Tolkrete...tolkrete...tolkrete...
I passi del commissario risuonavano sull'asfalto bagnato producendo suoni illogici.
Era la villa del Cardinal Nunzio Bertolli, padre spirituale del conte Du Calcagn ed eccentrico giocoliere: riusciva a far roteare un cumulo di sabbia sopra l'alluce di un'altra persona. E tra l'altro non era lui ad eseguire il gioco.
Fu abbandonato all'età di ventitré anni in un circo di periferia.
Il direttore del circo inizialmente lo utilizzò come mozzo, in seguito, il piccolo Nunzio Bertolli cominciò ad addestrare vasetti di nutella. Dopo qualche anno si innamorò della donna cannone: Crocevia Salvatrettare, una ragazza sferica di un metro per un metro. In piombo.
In piombo fuso.
- Ti amo Crocevia...
- Anch'io ti a...KABOOOMMM!!!
La ritrovarono in Tibet che barattava un carretto siciliano.
Un duro colpo per Nunzio, dopo aver tentato il suicidio ingoiando un elefante ed essere salvato tramite lavanda gastrica, tre giorni dopo l'avvenimento che gli cambiò la vita:
era una buia notte di luna piena, lo stagno di Paperopoli rifletteva le migliaia di luci del lungomare in faggio. Nunzio aveva deciso di passare la notte sotto una busta biodegradabile. L'aria fredda della città molestava sessualmente le guance del giovine, che tardò come di consueto ad addormentarsi. Dopo essersi contato i molari per più di sette volte il torpore tipico dell'Aulin sopraggiunse. Gli apparse in sogno Mino Reitano.
- Figliuolo, soffri? - Chiese il cantante palesando un preoccupante alito gradatamente alcolico.
- Si, Mino, ho perso tutto, la mia vita non ha più alcun senso, e tra l'altro ho un forte prurito alle nocche!
- Hai mai notato che canto sempre la stessa insopportabile canzone?
Era il segno tanto atteso. Nunzio Bertolli seguì la vocazione.
Dopo pochi anni passati a studiare teologia riuscì a laurearsi col massimo dei voti e con una tesi dal titolo: Come ruttare la Pepsi senza farsi uscire le bollicine dal naso.
Si trasferì a Honolulu, dove aprì le porte della religione all'innovazione, poi però le richiuse perché c'era corrente. Dopo aver vinto per tre anni di seguito il Palio di Siena (senza cavallo) lo nominarono Cardinale. Una carica importante, nonostante continui a sniffare semola di grano duro di nascosto.
Forse era lui il killer del conte.


Vai al Capitolo 9